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Altra scarpa, altra storia… oggi vi racconto della mia esperienza con Altra Running.
Una scarpa totalmente diversa dalle decine di scarpe che io abbia mai calzato… e ne ho provate parecchie in quasi 28 anni di corsa.

Non voglio tediarvi troppo con le specifiche tecniche, potete leggerle approfonditamente sul loro sito: www.altrarunning.it, quindi faccio solo 2 fondamentali approfondimenti: drop zero e foot-shaped toe-box.

Drop zero: penso che molti di voi sappiano cos’è, la differenza di altezza, rispetto al suolo, sotto le dita dei piedi e sotto il tallone. Siamo talmente abituati ad avere scarpe con drop positivo che  non averlo sembra strano, quasi sbagliato, ma in realtà non è  molto naturale.
Per spiegare meglio questo concetto pensate di correre con un paio di scarpe da donna con il tacco… non è molto semplice. Non è sicuramente naturale, ma siamo cosi abituati che per passare da una scarpa “tradizionale” ad una con drop zero, in certi casi serve un periodo di transizione, in base all’età, all’allenamento, per poter permettere ai tenditi e alle fibre muscolari di ri-adattarsi alla forma più naturale.

Per quanto riguarda, foot-shaped toe-box, vi mostro un confronto tra due semplici radiografie, una fatta con una scarpa tradizionale e una fatta indossando Altra. Si vede subito che le dita, nel caso di Altra, hanno una postura più naturale, hanno lo spazio per potersi muovere, senza essere costrette in una forma pre-definita.

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A tutto questo aggiungo anche il fattore peso, sono molto leggere, la Torin 2.0 da me utilizzata per il test, modello con ammortizzazione media e quindi considerata “non leggera”, pesa solo 240 gr.
La sensazione è quella di avere una A2 ai piedi con il confort di una A4.

Prima di provarle in corsa le ho calzate tutto il pomeriggio e la sensazione è stata quella di estremo confort e leggerezza.
Sarà la forma, il peso, il drop, ma mi è sembrato di ri-scoprire una postura del tutto naturale, persa negl’anni.

Il giorno successivo ho fatto la prima uscita, 12 km in circa 48 minuti, nessun problema, ma proprio nessuno!
Era un periodo che mi trascinavo qualche dolorino alle ginocchia, ma in quell’allenamento nulla. Buon segno.

La prima sensazione che ho avuto è stata quella di grande equilibrio, con le dita dei piedi libere di potersi allargare alla ricerca di stabilità e spinta, lasciando quindi le braccia e il busto liberi di spingere in avanti e non di supporto all’equilibrio, facendo lavorare i piedi in modo naturale.

La conseguenza del drop zero mi porta ad esprimere una falcata molto più corta di prima, aumentando il numero di passi con tempo a terra molto più breve e soprattutto meno impatto/carico su tutta l’articolazione… E qui mi sorge un dubbio: ma con un passo cosi frequente, quando dovrò lavorare sulle ripetute veloci, come farò a fare velocità con una passo cosi corto?
La risposta la trovo nell’allenamento successivo.

10 volte x 1 km con recupero di 500 metri, senza troppa fatica stavo sui 3 minuti e 35 al 1000, concludendo con un 3 e 25.
Quindi naturalmente, senza alcun accorgimento, le gambe e i piedi avevano aumentato la velocita di rullata.
(per me questi tempi sono molto vicini al mio limite).

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Concludendo mi sono trovato alla grande: sono stabili, risolvono un sacco di “dolorini” e fanno correre in maniera naturale ed economica dal punto di vista fisico, il che si traduce in una maggior velocità/distanza.
Attenzione però, non fanno tutto loro, non ci tolgono quella bella sensazione di fatica che bisogna ogni volta mettere in gioco, se no che divertimento sarebbe correre?

Un doveroso ringraziamento a “Runner Store – Milano” e Marco Monti di “the runner’s shop – Pavia” per il supporto.

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