Sara Dossena:
quando il completo color fucsia
lascia il segno azzurro nella Grande Mela.

Metti che Sara Dossena ti da il suo numero di telefono e ti dice che puoi chiamarla. Metti che salvi il suo numero in rubrica, ricarichi la batteria del tuo perennemente scarico iPhone 5s, e prepari gli auricolari perché lei al tuo messaggio “ti chiamo tra le 16.15 e le 16.30” su WhatsApp, risponde “ok”.

Ecco, metti che tutto questo accada veramente… quello che può succedere è che nel pomeriggio di sabato 11 Novembre 2017, io, chiami proprio Sara Dossena.

L’ansia che a breve finiscano i minuti del mio piano tariffario, mi agita.
L’ansia che il mio telefono decida di spegnersi inspiegabilmente come è solito fare, mi fa sudare.
L’ansia che mentre sono al telefono con Sara mi chiami Leonardo Di Caprio per invitarmi alla sua festa di compleanno, è alle stelle.

In casa ci sono i miei genitori e così, visto che il rischio di improvvisa accensione dell’aspirapolvere con continuo sbattere contro le porte è al quanto elevato, decido di fare l’intervista in cortile, sulla panchina che si trova a 20m dalla tettoia della raccolta dei rifiuti condominiali. Luogo non troppo confortevole, ma sicuramente poco frequentato.

Mi vesto pesante, indosso felpa e cappotto, prendo in mano il mio quadernino firmato Esselunga con su scritto “FAI FRUTTARE IL TUO TALENTO”, mi armo di matita di grafite, ed esco.

Squilla.

“ciao Sara, sono Alessia De Gilio, quella che…”
“Si si, ciao!

Il fatto che non mi abbia detto “Alessia chi?!” la trovo già una conquista.

Lei è in macchina, sta guidando, ha su gli auricolari. E anche io. Anche io ho su gli auricolari, intendo. Con molta probabilità stiamo urlando entrambe, e ci stiamo sfondando il timpano a vicenda. Ma signori…. quanto mi garba l’opportunità di poterla intervistare anche con il timpano in pericolo di sfondamento.

Il passato di Sara Dossena lo conosciamo tutti; io credo anche meglio di lei…. e così, a riguardo non le faccio alcuna domanda.

Quello che ha fatto il 5 Novembre… beh, anche questo credo si sappia… 6ª alla maratona di New York nel suo esordio sulla distanza. E il tutto sotto le 2h30′.
Non male la ragazza eh…

“Qual è il tuo numero di scarpe?”, le chiedo.
“37-38, dipende dalla scarpa.”

Ma non l’ho chiamata per potervi dire che Sara ha il piede piccolino. L’ho chiamata per potervi dire che, con questi piedi 37-38 abituati a calzare Mizuno, lei, continua a fare passi da gigante.

Parliamo tanto, e dopo 10minuti ho già la candela al naso. Glielo dico… così… per creare del feeling tra me e lei. Dopo 20 minuti la candela, causa basse temperature, si è già cristallizzata. Ma questo non glielo dico…. così…. per non rischiare che mi butti giù il telefono.

Mi racconta di quanto le sia piaciuta NY.
A livello emozionale è stata proprio come se l’aspettava, è stata proprio come se l’è sempre immaginata.
Il suo sogno da piccola è sempre stato correre la maratona nella Grande Mela. E ci è riuscita.
Quello che voleva era prepararsi per potersi ricordare, con gioia, questa sua prima esperienza sulla distanza Regina.
L’ha vissuta come voleva, e non si aspettava nemmeno se ne potesse parlare tanto, poi, della sua prestazione.

Confessa: “A livello di emozioni è stata un’esplosione! È stato troppo bello!”

È che la Dossena è una molto critica, e quindi è consapevole del fatto che sul tempo finale poteva limare ancora un po’.
Tecnicamente parlando è forse più fiera della gara in cui ha firmato il personale sulla mezza maratona (1h10’… per dire…)… però la maratona è la maratona, e New York è New York… ed è stato troppo bello… troppo!

“Ma avete veramente corso a 4’20” il primo km?”
“Sì”

“Cioè, vuoi dirmi che potevo tirarvi il primo km e poi morire stesa a terra a lato della carreggiata?”
Sì, potevi”

Già, ho perso il mio momento di gloria.

Mi piace scoprire che Sara è una persona normale e che, durante gli allenamenti, si è avvicinata gradualmente alla distanza dei 42,195km… 25km, 30km, 32km, 35km.

37km: tra riscaldamento e defaticamento, 37km è il lungo più lungo che ha corso. Li ha corsi una sola volta, ma se li ricorda molto bene.

Ha sofferto. Ha sofferto tanto. Stava quasi per piangere. Perché sì, La Maratona è la maratona. E ti mette a dura prova anche se ti chiami Sara di nome e Dossena di cognome.

Settembre e ottobre sono stati i mesi di preparazione. Mesi durissimi. Mesi in cui alternava un totale di 100km di corsa a settimana, ad allenamenti di bici e nuoto. La mountain bike, la bici da corsa e la piscina l’hanno aiutata mentalmente e fisicamente nella strada verso NY.
Ma la sua vera ancora di vita, dal 2014, è Maurizio Brassini, detto “Il Brass”, e chiamato così anche da lei.

Il brass, la allena, la supporta, la aiuta… tira fuori il meglio di lei, le fa da fotografo negli allenamenti, le fa da bracciolo se vuole poggiare la testa sul divano ma lei non trova il divano; si occupa di lei e si preoccupa per lei. Le fa anche da “psicologo”, talvolta. Perché il brass è il brass. E tutti ne vorrebbero uno. Se non altro per le foto…

Lui, il Brass, è stato ed è importantissimo. È lui che crede in Sara più di Sara. Ed è sempre lui che la stimola e la sprona quando lei perde sé stessa.

Continuiamo a parlare, finché Sara arriva a casa e scopre di avere ospiti. Dobbiamo interrompere. Dice che mi richiama lei.

Torno un attimo a casa a cercare il calorifero. Mi faccio un caffè, mangio una pera, una fetta di pane e del grana. Ma così, per temporeggiare. Riprendo in mano il telefono.

Chiamata persa: SARA DOSSENA

La richiamo e riprendiamo la chiacchierata.

“Ciao Sara, promesso, è quasi finita l’intervista!” (questa frase la ripeterò altre 3 volte)

Continuiamo. Sara ama lo sport, e gli deve tanto.

La gara, lei, la sente sempre, la sente in generale… che sia il Triathlon Sprint di Lecco, che sia la maratona di New York… e a prescindere cerca di dare sempre il massimo in ogni gara. Grazie al brass crede di più in quello che fa e prova ad investire su sé stessa. Per scelta non corre per nessun corpo dell’arma, ed é tesserata con la società Laguna Running.

“Cosa vuoi fare da grande alla fine?”
“Ancora non lo so. Mi godo ogni momento. Quello che so è che amo l’atletica. Perché l’atletica mi fa stare bene ed è quella che mi dà più soddisfazione….”

“Sara, come ricorderai, io e te ci siamo ritrovate in tante gare: ai campionati italiani di duathlon  a Povegliano nel 2015, al Triathlon olimpico di Candia nel 2015, al Challenge di Rimini, allo Sprint di Lecco a Luglio e al triathlon Olimpico di Iseo nel 2017… e anche ai 30km sotto la pioggia di Monza a settembre.
Ora, statisticamente parlando, e con grande umiltà… non credi, forse, che il merito di questi tuoi successi sia legato e dovuto alla mia costante presenza ?”
“Sì. Credo di sì. Senz’altro.”

Sara ama le lunghe distanze, ed io, credo di avere al telefono la prima maratoneta che non si allena come una maratoneta.

Quasi 200km a settimana non li può correre, ma un centinaio accompagnati da bici e nuoto… beh, posson bastare ed è quello che per lei (mentalmente e fisicamente) è ideale.

Descritta così sembra la mia settimana tipo in periodo di preparazione. Solo meglio, più veloce, e con qualche foto in più a testimoniare.

Nella vita cerca obiettivi realizzabili e lavora duro per raggiungerli. Valeria Straneo oltre ad essere un’amica, per lei, è anche un grande esempio. Ed io, sono il suo portafortuna, diciamo.

Finalmente arriva la parte tecnico-tattica dell’intervista.

“Sara, sei la Regina Elisabetta e hai il potere nelle tue mani. Cosa fai ?”

  1. Rinomini Londra in ClusOne, città metropolitana ma pronunciandola all’inglese Clus-Uan;
  2. Sei tifosa dell’Arsenal e decidi di sponsorizzare l’intera squadra acquistando per la società le calze a righe colorate di NY, con l’obbligo per i calciatori di indossarle in campo;
  3. Ti trasferisci a Clusone, vendi l’Irlanda del Nord e compri la Sicilia per avere uan casa al mare.È indecisa, ma alla fine segue il suo cuore, segue quello su cui forse investirà, segue la vera motivazione per cui ha iniziato a correre… e alla fine sceglie la B perché ama troppo le sue calze colorate.

Queste calze le amiamo tutti, e un paio per me le ha già riservate.
Nel frattempo, in attesa delle calze, grazie Sara, perché sei un esempio per chi nei sogni continua a crederci.
Certo, non voglio dire che se ci impegnamo arriviamo sesti a NY, ma se ci crediamo i sogni diventano realtà.

Sara Dossena:
quando il completo color fucsia
lascia il segno azzurro nella Grande Mela.

Grazie perché ci hai resi orgogliosi di essere italiani.

“Aspetta, ultima domanda: ti piacciono le interviste?”
“Come queste si.”

 


 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here