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La mia “Tosca” è andata in scena domenica. Dopo 13 settimane di prove, e grazie a tutti i musicisti e scrittori, cantanti, comparse e attori… credo di aver scritto un’emozionante opera lirica. Sì, un’opera lirica di tutto rispetto, in scena per un giorno, solo a Venezia, e senza alcuna possibilità di replica. Credo sia una di quelle cose, a me, meglio riuscite.

Se mi chiedessi “perché hai deciso di preparare la maratona?”, non saprei risponderti. Non ricordo proprio il come , il dove , il quando e il perché io abbia deciso di buttarmi nella Regina delle corse. Ricordo che è successo. Ricordo di essermene pentita non appena vista la tabella di allenamenti. Ricordo di essermi detta “avevi ragione sul pentirti” dopo una settimana di preparazione.

Confesso: il percorso verso Venezia non è stato facile, ma ho provato cose che è difficile dimenticare. Ho visto albe così belle da esser costretti a stoppare il Garmin per ammirarle. Tramonti diversi ogni tarda sera, e stupendi anche dal ponte di Via Novara. Ho lasciato un’anca sulle salite di La Thuile (AO), un’unghia sulle sue discese, il sudore sul lungomare di Sestri Levante, la pelle sotto il sole ustionante di Gallico (RC), un quadricipite alla Mezza di Bergamo, quasi 5kg per strada, 1euro a quell’unico bar sui Navigli in cui ho comprato una bottiglietta d’acqua quel caldo giorno dei 36km.

Ho detto “No, non posso” a mia madre, quando mi disse “per cena ho fatto le frittelle di fiori di zucca. Te ne ho lasciate una decina”. Ho ordinato un’acqua naturale con ghiaccio e limone in un Pub. Ho messo la cintura su dei pantaloni che una volta mi incidevano il bottone poco sopra l’ombelico. Ho ricevuto i baci di mia nonna, gli abbracci dei miei zii, i messaggi delle mie amiche con scritto “ma quindi tu non puoi ancora bere?”.

Ho ricevuto da mamma ADIDAS delle Supernova che mi hanno fatto correre senza mai poggiare i piedi a terra.

Ho pesato la pasta (ma non ditelo in giro), ho ringraziato mia sorella perché ha cucinato sempre per me. Ho cenato ad orari improbabili. Ho imparato a far i pancake a colazione. Ho rischiato di rimanere chiusa dentro al campo di atletica di Sesto, con Elisa, il giorno dei 15x400m. Ho conosciuto Sara, Luciano, Pasquale, e mi son fidata, indirettamente, di Roberto Cella.

Ho fatto la cronoscalata del Mottarone dove ho ammirato la passione per lo sport e la vera amicizia, quella sana e bella ad ogni età.

Mi sono innamorata 3 o 4 volte. Ho pensato a Giulia, Ari, Chiara, Anna, Serena… e Claudia, Alessia e Paola, e alle amiche che non riuscivo a vedere. Ho contato i giorni restanti al 22 Ottobre.

Insieme a Cristian ho amato e odiato le ripetute sugli 800m.

Ho sognato che diventavo maratoneta. Ho sognato di sorseggiare un po’ di Spritz. Ho fatto podio ad una gara di triathlon Sprint, ho svuotato l’Adriatico bevendo un po’ di acqua di mare in gara, ho fatto uno strappo alla regola brindando con buon vino al matrimonio di Mitta e Giulia. Ho portato al limite la pazienza di Elisa, trovando in lei un’amica, un coach, e una veneta che mi ha fatto apprezzare il Prosecco. Ho scelto i mobili per la mia casa nuova, mi è stato approvato un mutuo, e mentre mio padre mi mandava video del proseguimento dei lavori, io compravo gel da provare per la gara.

Post gara

Ho fatto 3 cerette da mia sorella, l’estetista, ho letto i libri di De Silva, ho dormito poche ore. Ho capito che se mangi i peperoni devi aspettare almeno 24h prima di andare a correre.

Ho corso medi, ripetute, lunghi. Ho versato lacrime per piangere, e altre lacrime per ridere.

E il tutto per un totale di 632,1km in 13 settimane.

Dopo, solo il godimento degli ultimi 42.195km… corsi con la gioia nel cuore, il sorriso stampato in volto e quell’incredibile tifo veneto che ho amato, e non credevo di amare.

Varda che bei tosi ! bravi bravi tosi! Che son bei!… eh, no avèmo mica gli anni noi per far ste còse…” …vorrei ogni giorno sentire queste parole! Vorrei ogni giorno ritrovare la famosa Luciana dei Podisti Dolesi (di Dolo) con cui ho corso al passo di 5’30” la prima parte di gara. Un tifo pazzesco dal primo all’ultimo Km…un tifo sempre pronto ad incitarti come fossi la paladina della regione. Ho dato il “cinque” a ragazzi, bambini, persone di tutte le età. (…Qualche bambino credo mi abbia anche dato il “cinque” con lo sputo sul palmo della mano…e nonostante tutto, anche quello l’ho apprezzato…).

La contentezza di essere là a correre volevo gridarla per tutta San Marco. Mi sono preparata fisicamente e mentalmente solo per godermi il bello di questo “scatto” finale.

Da Stra (detta “città della Speranza”) a Venezia ho vissuto ogni Km come fosse il primo per la paura che finisse tutto da un momento all’altro. Ma la maratona non finisce all’arrivo. La maratona ti resta dentro, e ha la capacità di diventare indimenticabile come neanche “Uan” di BimBumBam.

Questa è la maratona… ed è fatta di persone.

È fatta di Magister, il mio antivento sul ponte della libertà, Taty, colei che ha rincominciato a correre solo per accompagnarmi nel gran finale, Francy, la cugina amica, dai ricci sorprendentemente belli anche nella umida Venezia. È fatta di mia madre e mio padre che attendono all’arrivo, di mia sorella e mio cugino Giovanni che mi fanno la sorpresa negli ultimi metri a Riva Sette Martiri….

La maratona è fatta di emozioni, dell’affetto di tutti gli amici che quel giorno, il giorno prima e ancora oggi, hanno un pensiero per te.

La maratona è fatta di sentimenti che son difficili da capire, ma il solo provarli ti basta.

Tira fuori il meglio di te, e ti invoglia a non smettere di farlo.

Sono passati tre giorni, e nella testa è un continuo di standing ovation. Ora ho addosso quella sensazione di inossidabilie invincibilità con una spolverata di brillantina sopra. Ballerei all’infinito “Testa Spalla” con Don Lurio, se potessi. E probabilmente non basterebbe a smaltire tutta l’adrenalina che ancora ho in corpo. Dovrei ballare anche il Meneito, la Macaraena, l’Alligalli…e tutti i balli del mondo. E forse non basterebbe ancora. Mi sento forte come Xena, robusta come l’acciaio Inox, resistente come le lavatrici di una volta che mia madre tanto rimpiange. Quando cammino, credo di avere assunto una sorta di portamento tipo “schiena dritta, testa alta, spalle aperte e petto in fuori” (va beh, sul petto in fuori, diciamo che si vede e non si vede…) stile Sophia Loren-Beyonce-Antonella Clerici. Quello che voglio dire è che non lo so…non lo so…non lo so, non lo so.

Non lo so. Non so cos’è che ho addosso, ma è tutto bellissimo.

Oggi, giro ancora con la medaglia in tasca, perché la voglio mostrare a tutti. Una medaglia che pesa tanto, una medaglia che ritrae Venezia nel suo splendore, una medaglia che per molti forse è solo un potenziale sottopentola… ma per me ha il valore dell’Oro.

Questa medaglia la tengo stretta, e la rimetto in tasca. E quando la riprendo in mano ripenso a quello che ho fatto…e riflettendoci bene, oggi, posso dire che…beh, menomale che non ero nel gruppo di testa, altrimenti a quest’ora ero ancora in tangenziale a cercare la via del ritorno.

 #valorizzalatuaaudacia

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