Lettera ad Elisabetta Caporale.

Ciao Elisabetta, sono Alessia De Gilio, ho 29 anni, e sono di Milano. Nelle mie vene scorre sangue calabro, e il mio cuore batte a ritmo di tarantella. Sono una donna senza appendice dal 2010, ho una ventina di capelli d’argento dal 2014, la partita Iva da ieri, 8 timbri sul passaporto sparsi qua e là, e un sogno nel cassetto che sto cercando di far venire fuori. Non ho troppe pretese nella vita se non quella di trovare un uomo che sappia cucinare, che si ricordi di stendere dopo aver messo la lavatrice, che abbia l’irrefrenabile voglia di ritirare la roba stesa e, con nel cuore la passione per la raccolta differenziata, non veda l’ora di andare a buttare la pattumiera. Ma su questo, ci sto lavorando. So parlare inglese, italiano, dialetto calabrese… so imitare l’accento Veneto!… e mi sto specializzando sul barese. All’occorrenza parlo anche spagnolo, sia chiaro, e di tedesco non so nemmeno una sillaba ma, dovesse servire, so annuire benissimo. E con il francese!?… dunque con il francese… bidet, flambé, excusez-moi, enchanté. Mi sembra già buono, no!?

Seguo lo sport da sempre, o comunque da quando ho l’età giusta per potermelo ricordare. Credo dal 1998, più o meno… l’anno in cui durante France ‘98, con le voci di Giacomo Bulgarelli e Massimo Caputi, mi innamoravo per la prima volta di Roberto Baggio; l’anno in cui, mentre mio nonno si addormentava guardando il Giro d’Italia, Marco Pantani, ignaro delle dormite di mio nonno, conquistava maglia rosa e Tour de France, per una combo che ancora oggi nessuno riesce a replicare; l’anno in cui… ah quegli europei di atletica a Budapest: Baldini, Goffi e Modica in Maratona, per un podio tutto italiano. Sì, con molta probabilità, è proprio il 1998 l’anno da cui ho ricordi… e così, mentre ancora facevo faville tra i banchi di scuola, e ricevevo da Stefano un bigliettino piegato malamente in 4 con su scritto “vuoi essere la mia fidanzata: SI o NO!?”… iniziavo a memorizzare nella testa medaglie, podi, cerchi olimpici, e inni nazionali. Tutti non miei, naturalmente… ma in un certo senso anche miei. E da lì in poi è stato un’innamoramento unico… da Manuela Levorato e Fabrizio Mori, ad Alessia Trost e Filippo Tortu, da Massimiliano Rosolino e Domenico Fioravanti, a Simona Quadrella e Alessandro Miressi, da Fiona May alla Dossena, e da Gibilisco alla Grenot.
Sidney2000, Atene2004, Pechino2008, Londra2012, Rio2016…dopo l’elenco in ordine alfabetico di tutte le province della Lombardia (Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio, Varese), questa delle mete olimpiche, è una di quelle sequenze che so a memoria. E sai cosa ricordo di ogni edizione? Tutto. Ogni brivido d’emozione provato. Ogni medaglia vinta per un millesimo di secondo. Ogni podio conquistato per un centimetro e poco più. Ricordo gli sguardi delusi di chi ne è uscito sconfitto. Ricordo le mani nei capelli di chi incredibilmente ce l’aveva fatta. Ricordo il tocco di mano vincente di quell’atleta in corsia 1 che nessuno si aspettava. Ogni sparo d’inizio, ogni lacrima di gioia asciugata da braccia amiche e allenatori considerati come secondi papà; ricordo chi sul gradino più alto del podio cantava con orgoglio l’inno nazionale, e chi dell’anno nazionale non ricordava nemmeno una parola; ricordo le grida di felicità, dolore e sofferenza che ho sentito… quante…ricordo la gioia di chi per la prima volta si era qualificato, e di chi per il solo fatto di essere là, ringraziava qualcuno in cielo per averlo messo al mondo. Ricordo tutte le spalle setose che tu, Elisabetta, hai sfiorato in zona mista mentre intervistavi i nuotatori; tutti gli abbracci dei velocisti e mezzofondisti che ti sei portata a casa. Tu, che potevi cogliere prima di tutti le lacrime, il sudore (beh su questo non è che ti invidiassi proprio), le sensazioni, le emozioni, i ricordi, lo stupore, l’incredulità, l’insoddisfazione, la soddisfazione, il dolore, la gioia, la rabbia, i sogni, i sorrisi di tutti gli atleti che avevano appena finito di dare il meglio di sé… tu potevi raccogliere tutto questo, e sempre tu, poi, avevi, e ancora oggi hai, la fortuna di potercelo raccontare in diretta. E ogni volta, lo sai, avrei voluto esser là vicino a te.

Ecco, Elisabetta, le Olimpiadi avvengono sempre d’estate, è vero… e ad Agosto le ferie sempre ognun per sé, ma a Tokyo 2020, ti prego, POSSO VENIRE CON TE!?

 


 

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