Lindsey Vonn, Lindsey Wow!

Ne parla il mio carrozziere, ne parla il mio oculista, ne parlano mia madre, mio padre, e anche mio cognato. Ne parlano alla radio e ai Tg. Tutti i giornali ne scrivono, e sui social ci sono post dedicati.

No, non parlo del festival di Sanremo, e nemmeno del gatteau di patate di mia zia.

Roger Federer le invia anche un video, a Cortina c’è ancora chi applaude per il suo primo trionfo in carriera, e mia nonna mi domanderebbe “ma esti comu a Tomba?”.

Era il 1984, e mentre Carl Lewis eguagliava il record di Jesse Owens alle Olimpiadi di Los Angeles, e Michael Jordan guidava gli USA all’oro olimpico del basket, in una piccola cittadina del Minnesota nasceva una bambina di nome Lindsey.

E chi l’avrebbe detto che da lì a poco questa bambina avrebbe trasformato una pista di neve da bianca ad Oro con solo un paio di sci? Sì, perché così ha fatto dal 18 ottobre del 2004 (primo podio in carriera-Discesa a Cortina in Coppa del Mondo) al 10 febbraio 2019 (bronzo nella discesa dei mondiali di Are).

Dovessimo parlare di Lindsey Vonn in numeri, potremmo “semplicemente” scrivere: 82 successi in Coppa del Mondo, 20 titolo mondiali, 3 medaglie olimpiche, 7 iridate e 1 passione infinita per questo sport.

Ma se dovessimo parlarne descrivendo le emozioni che ogni podio ci ha regalato, le paure che ogni caduta ci ha fatto provare, le lacrime, i sorrisi, i fiati sospesi, le ansie, i sospiri di sollievo, gli occhi increduli, gli sguardi stupiti, le mani nei capelli, i “wow”, i “non è possibile” e i “ma come ha fatto!” che ci ha fatto avere, fare e dire…beh, forse staremmo ancora cercando le parole giuste per poterne parlare.

Lindsey ha scritto la sceneggiatura dello sport mondiale degli ultimi 15 anni.

È stata ed è un esempio di donna che ha fatto della “forza la nuova bellezza”, proprio come scrive nel suo libro uscito qualche anno fa. E non a caso. Perché Lindsey non è semplicemente un’icona sportiva, ma è un’icona di donna mondiale che vede la vera femminilità non nella bellezza esteriore, ma nella forza interiore di ognuna di noi…in quella forza interiore che è in grado di farci rialzare in piedi dopo ogni caduta più forte, e quindi più belle, di prima.

Chi è Lindsey Vonn? È colei che ha reso lo sci alpino più affascinante, è colei che ha alzato il livello delle gare femminili, è colei che è stata la prima donna a sciare con un paio di sci da uomo, e che ha lottato per anni per dimostrare di poter competere e vincere anche nella categoria maschile. Oggi non è solo il mondo dello sci che si alza in piedi ad applaudire al suo addio alle competizioni, ma è il mondo intero sportivo e non.

E così Lindsey Vonn ci dice “ciao”. È salita sul palco di Are domenica 10 febbraio 2019, e ha interpretato al meglio l’ultimo atto della sua sceneggiatura, e con una medaglia di bronzo tra le mani, con la platea mondiale davanti a chiederle quel bische le sue ginocchia non le permettono più di mettere in scena, si inchina, ci ringrazia e con gli occhi lucidi, mentre il sipario sta per chiudersi, ci dice “keep fighting for what you love, and if you always give everything you have you’ll be happy no matter what the outcome”.

E allora è come quando leggi un libro lunghissimo e bellissimo, fatto di pagine sottili come quelle della Bibbia, pieno di parole scritte fitte fitte fitte, pieno di momenti e racconti che ti fanno fare un continuo su e giù di emozioni. E quel libro è lungo eppure non riesci a fare a meno di leggerlo. Capitolo dopo capitolo. Con la mano destra volti pagina, ogni giorno qualche pagina in più… fino a che l’ultima cosa che con la mano destra ti trovi a girare è il retro della copertina del libro…perché sì…il libro è finito. Ed è uno di quei libri che quando lo finisci chiami subito qualcuno per dirgli “ehi, devi assolutamente leggere questo libro, credimi!”. Il libro è stupendo. Lo ami da morire, e lo rileggeresti altre mille volte. Chissà se ci sarà qualcun altro, un giorno, capace di scrivere un libro così. Io me lo auguro, e la stessa Lindsey Vonn, ammette che c’è già una Sofia Goggia che forse ha già le giuste carta e penna in mano con le quali potrebbe scrivere un libro come il suo. Ed io, è proprio quello che spero.

“Ognuno di noi ha bisogno di sogni per vivere”, scrisse Alessandro Baricco in un suo libro.

“Don’t lose faith in your dreams”, scrive oggi l’autrice americana di una delle sceneggiature più intense ed emozionanti del teatro sportivo mondiale.

Grazie Lindsey!

 



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