Non l’avevo mai vista da qui.
Non l’avevo mai vista da così vicino, la corsa.

Mentre scrivo queste righe, penso al fatto che tra poco dovrò andare a correre sotto la pioggia le mie ripetute 10x800m. Mente scrivo queste righe, sento i peperoni di ieri sera che non ho ancora digerito. Mentre scrivo queste righe, ripenso a quello che ho fatto nell’ultimo weekend, a quello che ho vissuto, sentito, visto. E da raccontare ne avrei. Ne avrei forse troppo. Quindi ora, non proverò a sintetizzare, ma perlomeno, proverò a  non annoiarvi.

Se c’è una cosa di cui mi pento di aver fatto questo weekend, è di non aver portato con me il mio caldo cappello fuxia fluorescente. Perché domenica mattina, Milano, era gelida e ventosa. Ed io, non avevo un cappello. Non so cosa mi abbia frenato dal non prenderlo, il cappello dico… ma, con ancora addosso il pigiama felpato e tra le mia mani una tazzina di caffè caldo, ricordo di aver pensato “ma no, tanto il cappello lo metterò già nel pomeriggio quando sarò allo stadio a vedere Milan-Torino con mio padre… quindi posso anche non metterlo adesso“.

…Ora, non chiedetemi quale fosse la correlazione tra il freddo, il cappello e lo stadio, perché non ne ho idea… so solo che quell’inspiegabile pensiero, lí per lí, mi ha convinta…. e il momento in cui mi son resa conto di non aver avuto un idea propriamente geniale, beh… il numero delle fermate della metro che mi dividevano da casa, superava ormai la decina, ed era ormai troppo tardi per tornare indietro.

E cosi, con la faccia imbalsamata dal freddo, gli occhi lucidi, i capelli elettrici e in una scenografia da “The day after tomorrow“, raggiungo la zona di partenza della prima edizione della Milano21HalfMarathon organizzata da FollowYourPassion.

Al collo il mio primo pass con su scritto MEDIA (by RUN4FOOD).

Lo so, è solo un pass, e vale poco, eppure, quel pass, mi ha fatto sognare ad occhi aperti. Mi ha dato l’opportunità di vedere da vicino la corsa. Mi ha dato l’opportunità di vederla con altri occhi, come non l’avevo mai vista.

Sono le 9.20, mancano 5minuti alla partenza, e le lacrime che mi scendono sono semplicemente lacrime da freddo, lacrime da seggiovia, lacrime da chi ha deciso di non portare con sè il cappello. Le uniche persone a darmi un po’ di coraggio sono le ragazze cheerleader nella loro esibizione pre-gara. Loro indossano delle calze a rete color carne. La gonna bianca corta. Non hanno i guanti, nè sciarpa, ma soprattutto, anche loro, non hanno il cappello. Dai loro sorrisi pendono stalattiti, e mentre ballano dicono “il freddo non esiste, il freddo non esiste, il freddo non esiste…“. Ecco, io guardo loro, e ho meno freddo… Ricorda, nella vita c’è sempre chi sta peggio di te.

Meucci, presente! Galimberti… Galimberti! Presente, eccola. Dossena, su le mani! Presente! Straneo… presentissima!

Vista da qui la corsa è diversa. Perchè da qui vedo tutto.

È come essere sul dente del gigante, il Monte Bianco, sul quale non sono mai stata, ma dal quale ho sempre immaginato di poter vedere il mondo.

È come essere in quarta fila alla Scala di Milano, là ci sono stata, invece. E da là vedi tutto. Vedi il musicista, ma non uno solo, tutti… il violinista e il suo violino, le corde dell’arpa…ecco, anche quello che suona il flauto…e il flauto traverso, e tutti gli strumenti di cui, onestamente, non so il nome. Vedo anche il clavicembalo! Va beh, forse il clavicembalo no, lui non c’è…però è una parola che mi piace, clavicembalo , e ci tenevo a scriverla. Vedo la testa del maestro d’orchestra … un po’ pelata, e con qualche capello bianco. E poi, poi vedi gli attori, e i cantanti lirici che cantano cose incomprensibili, ma che nonostante tutto sono affascinantemente (non si dice lo so) belli da ascoltare e da vedere. Le espressioni te le godi tutte. Tutte le rughe sui loro volti, quegli sguardi accigliati…non ti perdi nulla. Nulla. 

Ecco, vista da qui la corsa è diversa. Per la prima volta vedo tutte le persone partecipanti. Le vedo tutte scorrere, davanti ai miei occhi. Su tutti i volti che vedo passare, vedo sorrisi. Sorrisi enormi, e occhi. Occhi pieni di aspettative, occhi che si pentono di essere qua, occhi che si domandano (anche loro) “perché non ho preso il cappello?!?!”, occhi che cercano Antonio e Sergino per uno scatto da incorniciare. 

Il fiume di corridori continua a scorrere, e in soli 5 minuti si passa dal modello primavera-estate sgambato stile Geri Halliwell delle Spice Girls della Galimberti, al modello autunno-inverno tipo spedizione sull’Himalaya dell’ultimo corridore. 

Ma il bello deve ancora venire. Perchè da qui vedi il prima, ma vedi anche il dopo.

Il bello è aver avuto la possibilità di vedere l’espressione di ognuno di loro una volta tagliato il traguardo.

Il bello è vedere Sara Dossena e Sara Galimberti tagliare il traguardo mano nella mano come due amiche fuori da scuola. Il bello è ammirare l’eleganza di Meucci sulla finish line, e vederlo timidamente scappare via poco dopo. Il bello è vedere Valeria Straneo sorridente come solo lei sa essere. Il bello è stata la cascata infinita degli amici che ho incontrato. E quello che ho visto e sentito è stato fantastico…

ce l’ho fatta, ho fatto il personale!”, “90’ minuti…. guarda Ale, c’è scritto 1h30’!” , “scusa ale, ora vomito!..”, “voglio morire Ale”, “Ale, credo di essere morto”, “che fine ha fatto Manfredotti?”, “ma la Dossena è già docciata?”, “beh, comunque sono arrivato prima di Massimo Ambrosini… e ho anche una certa età eh…” , “bellissimo! 1h34’…!” , “non ci credo!!! Ale, grazie!! Non ci credo! 1h23’! e sono arrivata 5a !!”… “bah…che merda oh…”, “è incredibile…in due settimane son scesa di 4’!!” , “grande ale!!…dai, dopo NY non è andata male, ma ora riposo”, “ ciao ale, ora raggiungo gli altri Red Snakes al 20km!”, “grazie a Manu ho fatto il mio PB, e il pranzo direi che me lo sono meritata!”…”ora ci beviamo una birra!”…

Quello che ho vissuto è stato stupendo! Il giorno prima in conferenza stampa, e il giorno dopo in gara. Con il pass al collo con su scritto MEDIA.

E quello che ho vissuto lo devo allo sport, agli amici, a Sara Dossena e al suo allenatore Maurizio detto il Brass. A Ivano di Run4Food.

Perchè non l’avevo mai vista da qui. Non l’avevo mai vista da così vicino, la corsa.

…Lo immagino spesso quel giorno… il giorno in cui, con in una mano il microfono e nell’altra l’auricolare per il collegamento in studio, sarò pronta ad esclamare “qui da Tokyo è tutto… ci rivediamo a Parigi 2024!“… ma nel frattempo, in attesa di quel giorno e sognando ad occhi aperti, mi diletto a far selfie con Dossena e Galimberti. 

“Sara e Sara, foto con sguardo incazzato. Brava Dossena. Galimberti… sguardo incazzato, Galimberti, ho detto incazzato… Galimberti, va bene comunque. Ciao ragazze.. buon defaticamento!”.

 


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