TerzaSuTre

Te lo ricordi quando hai messo la medaglia al collo?

Me lo sono chiesta.

Se non fosse stato per la corsa, non avrei mai saputo realmente quanto valgo. Il punto è che a volte mi succede… mi succede che di questo me ne dimentico. Certo, usassi “Pantene” non avrei alcun tipo di problema. Ma ad ogni modo… A volte mi sembra di essere ferma e immobile come lo scaldabagno della mia cucina.
Mi sembra che tutto intorno a me vada ad una velocità che né le mie gambe, né la mia testa riescono a sostenere. Tutto così rapido. Tutto così in fretta. Tutto così che… io non riesco a controllarlo, e tutto quello che fino al giorno prima sembrava saldamente nelle mie mani, ora sfugge via come l’olio nella taglia della pizza di mia madre.

Il triathlon, il lavoro, il mutuo, la casa, le lavatrici, l’irrigazione del giardino, la vita di coppia…. ah no, quella no.
Non riesco a visualizzare i miei obiettivi, le mie priorità, ho perso di vista i miei punti di riferimento… non riesco più a capire perché corro, e a volte non indosso nemmeno le scarpe da corsa: mi siedo e non corro. Perché non sono più veloce come prima. E se non posso correre come prima, allora non voglio correre. Così negli ultimi mesi ho vagato, senza nemmeno sapere dove andare. Ma a me vagare non piace. Non piace per nulla.

Ma può succedere tutto questo? Voglio dire… Può succedere che la tua vita viene stravolta? Può succedere che non riesci più a darle l’ordine che avevi prima… e quindi non capisci più se vale la pena riprovare a fare quello che facevi prima?

Sì, credo proprio di sì, perché nell’ultimo anno mi è successo.

E così mentre lo spread si alzava, i miei coetanei mi invitavano ai loro matrimoni senza mai presentarmi ad un loro invitato single e interessante, e i reali inglesi continuavano a sfornare eredi al trono alla stessa velocità con cui un panettiere sforna ciabatte e michette alle 4:00 del mattino, ecco che la mia vita si trasformava radicalmente.

Cambio vita, cambio lavoro, cambio casa” è il titolo del mio 2018. Ci ho messo un po’ a ritrovarmi, riorganizzare tutto, e capire che può succedere e che c’è sempre un Gennaio 2019 da cui poter ripartire. Ci ho messo un po’ a ricordarmi che nella mia vita non sono da sola, ma ci sono gli amici.

Da buona ragazza ben inserita nella vita sociale e mondana di un under30 medio, un lunedì sera dello scorso Ottobre, ero a casa e, mentre scorrevo i canali tv con lo stesso interesse con cui si guarda asciugare la vernice appena messa, e con la stessa curiosità con cui leggi su “OGGI” l’articolo “Parla Mara Venier: io e Jerry Calá come fratello e sorella”, vengo rapita dalla voce baritona di Riccardo Iacona. RaiTre. PresaDiretta. Lo dice la scienza: al mondo oggi ci sono più schede SIM che persone; 7,8 miliardi contro 7,5 miliardi.
Dunque avrei più probabilità a fidanzarmi con un 348….668 di Vodafone, che con un Giuseppe Esposito di Marina di Camerota. Ma detto questo, tutto ciò significa che non sei da solo al mondo, e tra le 7,5 miliardi di persone che come te respirano, mangiano, corrono, ingrassano, pedalano, piangono, giocano, lavorano, pregano… beh, tra queste persone ci sono i tuoi amici.

E se c’è una cosa che gli amici sanno fare è darti il buon esempio e ricordarti che “ehi Ale, ma tu sei quella che ha corso la maratona di Venezia nel 2017 in 3h56’… ehi Ale, se non fosse per te non saremmo qua a Maiorca per il mezzo IronMan”, “ehi Ale, lo sai che per colpa tua mi sono iscritta alla maratona di New York ed è la scelta migliore che avessi potuto fare”, “ehi Ale, non ti devi preoccupare se non nuoti, pedali e corri come l’anno scorso, perché se l’hai fatto una volta puoi rifarlo… e avrai sempre la possibilità di ripartire da capo”.

Perché tutto quello che mi è successo si chiama semplicemente “cambiamento”, e il cambiamento credetemi che è fantastico perché ti aiuta a scoprire una nuova te. Ho capito che ogni cambiamento nella vita richiede sempre una nuova te. E la “te” che fino a ieri correva più di 120km al mese, nuotava male ma perlomeno nuotava, e pedalava pensando fosse Pantani senza la bandana, forse non era pronta e così ha fatto un po’ di caos nella sua quotidianità.

Ho pensato di mollare, già, semplicemente mollare. Ma siamo come i bambini, ed apprendiamo per imitazione… e grazie ai miei amici ho capito che non valeva la pena lasciare tutto. Ho aperto gli occhi, gli ho dato una bella stropicciata con le dita delle mani, guardavo tutti loro andare avanti… e più li guardavo e più volevo fare come loro. Li ho guardati, ho alzato la mano di nascosto e senza che io gli chiedessi aiuto, loro mi hanno ascoltata. E ho capito che se c’è una cosa al mondo più intramontabile della soap opera Beautiful, della maratona di NewYork e di Gianni Morandi alla maratona di New York, beh, quella cosa é la tua voglia di riprovarci sempre. È proprio vero, prima di mollare ricordati perché hai iniziato.

Te lo ricordi quando hai messo la medaglia al collo? Sì, ora sí.

 


 


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