Home Stories Corrida Para Comida Corrida Para Comida: Semplicemente Giulia.

Corrida Para Comida: Semplicemente Giulia.

3267
1

Sono in Brasile da 32 giorni.
Per il calendario cristiano: un mese lungo e un giorno; per gli astronauti, i campioni di algoritmi, cruciverba, scacchi, un’infinità, nulla per chi aspetta Godot. 32 giorni: un totalone discreto e un oggetto prescelto per questo pezzo.

Ho letto due libri, imparato un centinaio di vocaboli, inventato un migliaio di vocaboli, conosciuto un insufficiente numero di giornalisti per definirmi lavorativamente soddisfatta ma ho incrociato così tanti gesti da aver meraviglia addosso per decenni.
Persone che se ne vanno via sorridendo: è così che si portano via tutto. Oppure, sono bugie che hanno perlomeno un sorriso indimenticabile.

Ho ricevuto sufficienti conferme dal primo per avviare il secondo giro di corrispondenza ma temo che le cartoline saranno le stesse: non ne hanno davvero altre, lo giuro. Sono andata a due concerti, due volte al mare, due volte in piscina, zero volte in palestra e a correre solo tre volte; nel mentre ho contratto dipendenza per temaki e sashimi che servono a 20km da dove sto ora, luogo in cui ci si reca ogni 5 o 6 giorni.

Quando sono 5 sono un po’ più contenta, i temakatori molto contenti, al punto che una sera si sono decisi a omaggiar pure due sconti. Le altre dipendenze, le solite, ci sono tutte: fermentano. La caipirinha passa in secondo piano se trovi una sorta di vino rosso da 14 gradi che ti scende benissimo e si fa trovare ovunque.

Ho comprato due pezzi di Adidas Original e non ho comprato uno skate nuovo, ma manca poco; si sono visti un sacco di film e due porno che su emule si travestivano da film. Ah, ho comprato anche uno Swatch – non per me. In tutto questo, i pensieri stanno bene, al posto del cuore c’è sempre una sceneggiatura, mi manca tutto ciò che ho, l’amore è in giro – più spesso al fianco – e al lavoro sono contenti.

Totalone di contesto, nell’estate paulistana e sotto Carnevale, la cosa più assurda di questi 32 giorni sono stati i fiumi.
Si dice Rio, che la dice tutta: nome comune per fiume, nome proprio della città più famosa del Paese, nome proprio di un cartone animato x 2 edizioni (la seconda attualmente nelle sale cinematografiche locali). Si hanno in mente, ché tra film, foto e documentari li si è visti mille volte. Non bastano mille volte analogiche o virtuali per non sconvolgersi e farsi mansueti allo stesso tempo davanti a tale maestosità. Sono tregua e panta rei: si mantiene la calma e si perde il controllo, la voce interiore dei protagonisti dei film di Malik e piani sequenza che possono non terminare mai.

Hanno un letto largo che da sponda a sponda sembra un lago, e non ci sono alberi sulle sponde, o meglio, se sono alberi, non si vede il tronco ma solo le foglie, se non sono alberi, sono arbusti foltissimi. Io non li avevo mai visti dei fiumi senza rive camminabili o rocciose.
Hanno pesci con sapori estremi e consistenze che non assomigliano a nessun cibo e nomi che indicaglielo al cameriere quello che vuoi: non ti addentrare nella pronuncia. Nella mia assuefazione da sashimi c’è stata l’evoluzione di quella per il pesce branco: è già finita.
Non riesco a mangiarlo perché è Big Fish.
Si, c’è Big Fish nei fiumi, qui, tenho certeza.
Stirpi di Big Fish e terre immortali che hanno tutto il tempo davanti. E dietro. C’è qualcosa dentro lì che vince, in un silenzio cosmico.

Non i migliori ristoranti giapponesi fuori dal Giappone, non la samba a ogni angolo, né il Mercado Municipal né le discendenze europee infinite: i fiumi mi disarmano perché per ora sono i soli che stanno lì a dirmi che in Brasile ci sono davvero. Meglio, a dirmi “benvenuta”.

Previous articleFive4Brooks: La Nuova Sorento di Kia
Next articleFood4Run News: Seconda Edizione Slurp Expo

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.