Emisfero Australe,Tropico del Capricorno

Sono tornato a scuola: un disastro.

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Uno pensa che imparare una lingua non sia poi così difficile, anche perché il portoghese è nostro “cugino” (un po’ genovese, un po’ spagnolo…) e io, armato di buona volontà e di un bel libro preso alla Hoepli, mi sono messo sotto con lo studio.

Già la parola studio non  va molto d’accordo con me, ma mi sono convinto di non poter comunicare a gesti per sempre (anche se mi piacerebbe); soprattutto, se voglio costruirmi una vita sociale, devo arricchire il mio vocabolario. Tutte le parole che conoscevo riguardanti la corsa le ho sparate tutte alla prima uscita con il Running Club Nike di Sao Paolo, e ho quindi finito le cartucce: sono come il cacciatore dei Loony Tunes, non prenderò mai Daffy Duck!

In mio soccorso giunge A’ Professora, al secolo Vanessa, donna molto free che ha il compito di insegnarmi il portoghese (2 lezioni a settimana). Lei di italiano non capisce nulla, io non capisco nulla di portoghese, ma ci intendiamo e piano iniziamo a seguire un filo logico. Mi racconta la storia del suo quartiere mentre io vorrei imparare i verbi; mi parla della Cachaça (provo a spiegarle più volte che la conosco) mentre io vorrei capire quando usare EM, NA, NO (che significano tutti IN, ma si usano in modo diverso); si dimentica di venire a fare lezione, ma poi mi chiede amicizia in Facebook, peccato che poi sparisca di nuovo!!!

Non capisco una parola e A’ Professora è sparita nel nulla!
Mi sento in una barzelletta… sono una barzelletta?

Riprendo allora il mio libro e il mio corso on-line, faccio esercizi in stile settimana enigmistica ma nessuno mi dice le soluzioni. Avrò fatto giusto? Avrò sbagliato? Lentamente qualche parola mi rimane in testa, diciamo che i 20 vocaboli e i 10 verbi per sopravvivere li conosco… sono pronto per non farmi narcotizzare e rubare un rene!

Come sempre mi salva lo sport, che ha un linguaggio universale.  Approfitto della Copa Libertadores e leggo i quotidiani cercando di capire cosa dicono: anche qui è sempre colpa dell’allenatore (TREINERO) o dell’arbitro (àrbritro) se si perde. A proposito: ho deciso per quale squadra tifare! Sao Paolo ha 4 squadre (TIME) maggiori: il Sao Paolo (colori bianco rosso neri e ci gioca quel cadavere di Pato – gioca… fa la panchina!); il Corinthias (colori come la Juve e uno stemma che merita un tatoo); il Santos (che è il loro Genoa con la differenza che ci hanno giocato Pelè e Neymar) e il Palmeiras (colore Verde Avellino, stadio come il Bayern e soprattutto squadra degli italiani).Ovviamente decido per  la Palestra Italia alias Palmeiras: tifo caldissimo e squadra media, e soprattutto colore verde speranza come quella che ho di imparare in fretta la Lingua.

Nel mentre A’ Professora viene esonerata e in corsa subentra la nuova: più giovane, più sveglia all’apparenza, più seria; le spiego che ho bisogno di imparare la grammatica, i verbi che nemmeno in italiano so coniugare e lei di rimbalzo mi racconta la storia della Caipirinha e della  Cachaça (a questo punto la racconto pure a voi: nasce dalla canna e ha un processo di raffinazione uguale alla nostra grappa). Che abbia scritto in fronte che mi piace bere? Forse sì, visto che è il primo verbo che ho fatto mio: si dice BEBER, e quindi declinato fa Eu BEBO, Vocè BEBE, Ele BEBE, Nos Bebemos, Voces BEBEM, Eles BEBEM”

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Incredibile: sono ubriaco di Portoghese senza aver bevuto nemmeno una Caipirinha!

Mollo il colpo, mi preparo ed esco a correre. Il parque di Villa Lobos mi aspetta con tutta la sua bellezza; è fatto apposta per chi pratica sport, mi riprometto di fare 14km, alla fine dei quali avrò un premio: una Capirinha. Gelo, Limao, Azucar e Cachaca! Non sarà poi cosi difficile… almeno questo!

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Alla prossima, Magister (São Paulo do Brasil)

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