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Firenze Marathon by Marco

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‘Vai Marcooo!!!’ Le urla di mia sorella mi riempiono le orecchie. Con la coda dell’occhio la vedo, insieme ad i miei amici venuti da Foligno e Milano. Hanno fatto centinaia di chilometri per essermi vicini in questo momento, ma la concentrazione e la fatica sono tali da non riuscire neanche a girare la testa per salutarli. Sorrido, chiudo gli occhi e lascio che quelle urla mi entrino nella testa, dandomi la carica per correre al massimo gli ultimi cinquanta metri di un cammino iniziato esattamente un anno fa..

 Ottobre 2013 – Deejay Ten – Milano: Dopo un’estate di delusioni ed arrabbiature inutili ho deciso che è arrivato il momento di cambiare pagina e mettermi alla prova. La corsa di fondo mi ha sempre affascinato e quando si è trattato di scegliere il terreno adatto per la sfida, questa mi è sembrata l’opzione più naturale. Non ho mai corso 10km, non mi sono mai allenato con costanza o seguendo i consigli di un allenatore. Solo quelle due uscite settimanali da 7/8km per tenersi in forma e non fare brutta figura in spiaggia con le ragazze..Mi presento alla partenza con molti dubbi, senza neanche sapere se riuscirò a tagliare il traguardo, ma con una rabbia in corpo ed una voglia di spaccare il mondo come mai ne avevo provate prima. Nella concentrazione del pre-partenza, dal cuore del gruppo, sento lo speaker annunciare ‘Ecco schierarsi in prima fila i ragazzi dei Red Snakes, il gruppo running di Nike!‘. Alzo un attimo lo sguardo, vedo sfilare uno stuolo di maglie nere e scarpe colorate, quel logo accattivante stampato sul petto. Penso ‘E questi da dove escono fuori?!‘. Mi scordo presto di loro ed il pensiero torna sulla corsa e sulla strategia da adottare per arrivare fino in fondo. Cerco di impostare la gara come pianificato, ma gli ultimi 2km sono una tortura e taglio il traguardo in preda al fiatone ed alla nausea. Nonostante la stanchezza, il cronometro mi guarda beffardo, spiattellandomi in faccia un sorprendente 47’50”. Ci penso su: forse potrebbe anche valere la pena di dedicare un po’ più di tempo a questa famosa corsa di fondo…

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Novembre 2014 – Firenze Marathon – Firenze: L’orologio sul comodino segna le 5:55. Decido che ormai è inutile cercare di prendere sonno e mi alzo. Gli altri sono già in piedi, ci sorridiamo a vicenda ma l’emozione e la tensione sono visibili negli occhi di tutti, specie in quelli di chi come me si appresta a sfidare la sua prima maratona. Mangiamo tranquillamente e ci vestiamo. Prima di partire passo a salutare Magister e Silvia. In questo weekend hanno rappresentato per me due pilastri fondamentali: Silvia con la sua dolcezza ed i suoi innumerevoli consigli, Magister con le sue battute in grado di rasserenare ogni situazione e con quelle fantastiche farfalle al pesto del pranzo di sabato!

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Ci dirigiamo verso la partenza, le nuvole basse promettono pioggia ma la temperatura è alta, anche troppo. Al momento di lasciare le borse al deposito decido che correre 42km con termica lunga e t-shirt vorrebbe dire sciogliersi come neve al sole dopo 20km! Indosso la termica corta prestata dal sempre pronto Magister (in questo caso nelle vesti dell’alter ego Logister) e sopra infilo la ormai immancabile t-shirt Red Snakes..si proprio loro! Un giorno di pioggia di Febbraio, in piena preparazione per la mia prima mezza maratona e stanco di correre da solo, mi sono ricordato di quei ragazzi vestiti di nero e schierati in prima fila alla Deejay Ten..ed ho deciso che era il caso di saperne di più! Inutile dire che in breve tempo sono diventati per me molto più di una semplice squadra..

L’ora della partenza si avvicina. Gli occhi sono irrequieti, le gambe fremono. Come un cavallo da corsa prima che dell’apertura dei cancelli, faccio fatica a rimanere paziente una volta entrato in griglia. Chiudo gli occhi per cercare un po’ di calma ed entrare in ‘the zone’..e dopo pochi minuti lo sparo mi dice che il momento è arrivato. Si parte. Piazza Beccaria, S.M. Novella, Le Cascine. Ogni tratto di questo percorso porta con se un ricordo, un sentimento.. questa città ha per me un significato che nessun’altra città al mondo potrà mai avere e dopo le prime curve capisco che non ci sarebbe potuta essere scelta migliore di Firenze.

Impiego alcuni chilometri per trovare il passo ideale. Nonostante sia partito in posizione piuttosto avanzata nello schieramento, la quantità di partecipanti rende tutto un più complicato. Metro dopo metro il plotone si allunga ed all’uscita dalle Cascine sono ormai in pieno ritmo gara, la testa c’è e le gambe sono finalmente libere di ruotare a regime. Intorno al quindicesimo, attraversando l’Arno, noto a bordo strada un’altra figura di nero vestita, barba lunga e sorriso da 100000 dollari. Sapevo che Gennaro avrebbe corso con me la seconda parte di gara ma vederlo li mi fa comunque emozionare: far parte di una squadra vuol dire anche questo, dovunque tu sia non correrai mai da solo. Butta la felpa, mi si affianca e mi fa ‘Come ti senti?’. Io con un ghigno da sbruffone gli rispondo ‘In controllo. Tienimi a 4’55” e ti seguo fino a Milano’. Ingenuo – Parte 1. Dall’alto delle sue 3h20′ mi guarda, sorride e mi dice ‘Il ritmo lo fai tu, io ti seguo e basta’.

Insieme a Geg i chilometri scorrono veloci. Lungo il percorso incontriamo gli altri ragazzi che si sgolano per fare il tifo: Magister, Silvia, Stefania che addirittura si è arrampicata su un lampione della luce! Il passaggio alla mezza è un po’ più rapido del previsto ma va bene così, mi sento bene, ho voglia di lasciarmi andare. In men che non si dica siamo al trentesimo, il tratto più temuto dell’intero percorso. Il tragitto ci porta nella zona dello Stadio, siamo un po’ fuori città e la quasi totale assenza di pubblico ce lo ricorda silenziosamente. Prendo un gel per reintegrare gli zuccheri e mangio banane ad ogni ristoro per prevenire i crampi..penso di aver mangiato così tante banane quel giorno da poter essere selezionato come testimonial della Chiquita! Ma si sa, il potassio è potassio!

Km 32: da qui in poi è un salto nel buio. Non sono mai arrivato così lontano in allenamento. Intorno a me molti corridori iniziano a sbattere contro il famigerato ‘Muro dei 30’, c’è chi si accascia in preda ai crampi o chi semplicemente smette di correre. Un signore davanti a noi inizia ad urlare e Geg si ferma per dare una mano, mentre io continuo per la mia strada. Le gambe vanno che è una meraviglia, inizio a girare sui 4’40” e mentre attraverso in agilità il cavalcavia del km 33, da tutti indicato come il punto più duro della gara, penso con un sorriso ‘Muro un caXXo!’. Ingenuo – Parte 2.

Finalmente rientriamo in città, il pavè e le numerose curve ora si fanno sentire, ma il tifo da stadio fa passare tutto in secondo piano. Davanti a me vedo Stevo e Stefano, due amici di Milano scesi apposta per assistere alla gara. Urlano il mio nome e mi corrono accanto, io alzo il braccio, saluto, sorrido e continuo. Alla curva successiva però non riesco a rimanere così impassibile: i miei genitori e mia sorella sono li davanti a me, l’emozione e la gioia nei loro occhi. Trattengo a stento le lacrime, e forse qualcuna scivola giù sulle guance confondendosi con il sudore. Chi non ha mai corso una maratona non riesce a capire come uomini e donne temprati da migliaia di chilometri, con i volti segnati dal sole e dal vento, dalla pioggia e dalla grandine, possano scoppiare in lacrime come fontane una volta tagliato il traguardo. Non riescono a capire che la fatica, le aspettative e le paure vissute durante quei quattro mesi di preparazione ti rendono quello che gli americani definiscono ‘an emotional wreck’, un vero e proprio concentrato di emozioni pronto ad esplodere per ogni apparentemente insignificante motivo!

Mi asciugo gli occhi ed insieme a Geg, tornato dopo poco al mio fianco, proseguiamo verso l’El Dorado. I suoi costanti incoraggiamenti mi fanno ignorare il crescente dolore alle gambe, ma inesorabilmente il ritmo scende ed inizio a maledirmi per quei cinque chilometri a cavallo del trentesimo corsi con le ali ai piedi. Perchè correre la prima maratona è così, un po’ come cercare di sedurre la dama più bella del reame: devi corteggiarla con pazienza, dimostrarti gentile, rispettarla, mai mostrarti presuntuoso..altrimenti la bella dama si alza e, guardandoti dall’alto con quel sorriso affascinante vecchio più di 2000 anni, ti fa tornare sulla terra dandoti una bella strigliata.

E la strigliata arriva puntuale al chilometro 39. I tempi crollano, le gambe gridano ed il sorriso viene sostituito da una smorfia di fatica. Le urla di Gennaro mi spingono ad andare avanti. Cerco dentro di me le ultime energie e le spingo in fondo al cervello, perchè so bene che a questo punto le gambe hanno dato tutto. Ora è solo testa, solo concentrazione, solo motivazioni. Spingo mentalmente i piedi uno davanti all’altro e dopo un tempo che mi sembra infinito raggiungiamo il cartello dei 42. Qui Gennaro decide che il suo lavoro è terminato, gli ultimi 200 metri sono la mia passerella. Faccio un cenno e lo ringrazio mentalmente, anche se un monumento non basterebbe a ringraziarlo per quello che ha fatto e che solo gli amici veri sono in grado di fare.

Lo sguardo severo di Dante ed i colori di Santa Croce fanno da sfondo agli ultimi metri di gara, le urla dei miei amici e quel ‘Vai Marco’ di mia sorella mi rimbombano in testa per lo sprint finale. Al traguardo il cronometro dice 3 ore e 29 minuti: l’obiettivo è raggiunto. Sorrido e con passi incerti incontro lo sguardo di ‘Coach’ Teo, il suo 2 ore e 59 minuti stampato in faccia sotto forma di un gran sorriso. Ci abbracciamo a lungo, senza parole, entrambi soddisfatti per aver terminato la nostra prima maratona ed aver raggiunto i nostri rispettivi traguardi ed entrambi consapevoli di aver condiviso un’esperienza forte ed unica attraverso mesi di corse e fatiche.

Da li in poi è solo gioia, festa e sorrisi. Tornando a casa la sera mi fermo un minuto ad osservare le calme acque dell’Arno, illuminate dal riflesso delle luci fiorentine. Questa città mi ha regalato l’ennesimo ricordo, l’ennesima emozione..e ripensando al modo indimenticabile con cui ho concluso il mio primo anno di corsa mi lascio pervadere da un rinfrescante senso di pace.

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