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RUN-COLLO, MA NON MOLLO. 17ª PUNTATA

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Più che Run-collo 17, dovrebbe essere il Run-collo 187.
Di Telecom Italia.
Quel numero che chiamavi per avere le informazioni.

Io vorrei sapere chi governa il mondo, e cosa gli direbbe uno che è senza lavoro (cit. Alcatraz, 23 aprile 2015).

LucaTTRC

In realtà in pochi sanno che Tiger Woods è un autodidatta del golf.
Dopo Jack Nicklaus, è forse il più grande passato sui campi di tutto il mondo. E’ uno, Tiger, che può prendere un jet privato dagli Stati Uniti e poi un elicottero per andare a Cortina dalla fidanzata, Lindsay Vonn, la donna più vincente nella storia dello sci alpino.

Ma non è questo che conta. Come dicevo poco sopra, Tiger è un autodidatta. A differenza di molti colleghi (o almeno a quanto io ricordi), Tiger ha iniziato con il gioco corto, allontanandosi sempre più dalla buca. Morale: champagne a fiumi dopo millemila vittorie.

Certo, c’è riuscito solo lui, ma forse potrei fare la stessa cosa anche io con la corsa. Anziché disturbarvi con corsette blande (oggi cinque km) a ritmo lento, potrei spararmi a mille all’ora per un chilometro il giorno uno, un chilometro e cento il giorno due, due chilometri il giorno dieci e così via fino ad arrivare ai ventuno e zeronovanta sette (separazioni ad minchiam) della StraMilano.

Ora però ho un TomTom Runner Cardio. E’ rosso, ed è nero, e come il Milan è in crisi. O meglio, mostra la mia crisi corsaiola.

Oltretutto, con il gilet camouflage di Nike sembro un cacciatore di quaglie, tanto che ogni cane mi ferma per una ciotola di Pedigree Pal (è raccomandato dai migliori allevatori, con ottima carne di manzo – che tra l’altro mi sono sempre chiesto quale sia la discriminante per ritenere un allevatore migliore di un altro, e una carne di manzo per cani migliore di altre carni di manzo per cani, e i manzi migliori dei cani stessi).

Quando non mi fermano i cani, è il WWF che mi tira contro la colla di pesce; quando non c’è il WWF, cercano di potarmi perché mi scambiano per un baobab.

Visti i risultati potrei piangere come un salice, ma in realtà sono bello vispo perché adoro quella sensazione che hai mentre rasenti la disfatta, e poi cazzo a casa ci arrivi lo stesso. E fai la doccia, e ti fai lo shampoo, che è un po’ il motivo per cui corro: farmi lo shampoo.
Sono un Gaber dei poveri. Sciacquo e il magico effetto non termina.

IronMario ci sbatterebbe lì duecento addominali, io mi metto alla tastiera e scrivo: ByronBordons. Dubito che il risultato sia quello del grande scrittore, eppure mentre i passi si accorciano come il fiato, e negli ultimi chilometri mi piego come una canna al vento (e passala, esoso!), mi avvicino per rachitismo anche a Leopardi.

Oggi sono aulico: se il TomTom anziché sbeffeggiarmi mi desse uno stralcio della Divina Commedia, lo leggerei come Sermonti. O come Gassman… Micheleeee! Ok, mi verso un whysketto.

E’ presto: chi se ne frega. Tanto oggi per me è sabato. Ma perché non lavoro, non perché è sempre sabato anche di mercoledì. Jova, te l’ho già detto: passala la canna.

Almeno ho un buon motivo per spiegare a tutti perché Run-collo, ma non mollo.

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