Bisogna guardare in faccia la realtà, fare di necessità virtù, sperare che tornino le mezze stagioni, credere che un uovo oggi sia meglio di una gallina domani.

In pratica, bisogna cercare di tornare alle care e vecchie abitudini, con tutti i luoghi comuni che ne conseguono. In poche parole, devo ritornare al punto zero, come in una di quelle indagini di polizia raccontate in tv.
Anzi, in realtà devo raddoppiare, come quelle aziende illuminate che rispondono a un periodo di stagnazione con investimenti mirati (ma senza una mazza di politica retributiva, porca puttana).Tutto questo enorme cappello introduttivo (panama o sombrero, bombetta o cilindro fate voi) serve per dire che ho trasferito oggi l’iscrizione alla Stramilano a mia moglie.

L’ho fatto per una serie di motivi: nell’ultimo periodo non sono riuscito ad allenarmi come avrei dovuto, non ho avuto voglia di dedicare energie mentali alla cosa, e pur continuando ad appassionarmi al progetto, ho constatato che la vita, la mia vita in questo momento non mi lascia abbastanza spazio per fare quello che vorrei.
E allora ho spostato l’asticella un po’ più in su, sostituendo il romanticismo della mia Milano con il romanticismo di una corsa al tramonto.

Lasciate le vie periferiche cittadine, ci trasferiamo a Jesolo per la mezza maratona di fine maggio.
E’  il mio secondo habitat naturale: partenza nel tardo pomeriggio, corsa mentre cala la sera, in mezzo chilometri di distese diritte senza strappi (che nemmeno a Milano ci sarebbero stati, in fondo in fondo).

Io devo formalmente chiedere scusa: tanti amici hanno deciso di iscriversi alla Stramilano per farmi da scudo lungo tutti i 21 chilometri di questa straordinaria iniziativa.
A loro lascio la presenza e la simpatia di Diana, che il 29 marzo farà un defaticante post maratona. Io non ci sarò, invece.
La prendo infatti come una sconfitta, e mi rendo conto solo mentre scrivo quanto bruci. Ho la certezza che avrei potuto fare più di così, ma se ripenso al periodo nel quale ho vissuto ultimi mesi, capisco e accetto che probabilmente non ce l’avrei fatta lo stesso.

Un angolo recondito della mia mente dice che non farò mai una mezza maratona, ma la forza di volontà che passa dal programma di dimagrimento che seguirò a Sky mi dice tutto il contrario.
Ora dipende da voi se continuare a supportarmi in questo tortuoso percorso, oppure se dedicare i vostri minuti di lettura a chi invece è più promettente e sa già che ce la farà.
In questo, tutte le persone che ho intorno sono molto diverse da me, e trattano ormai la mezza maratona come un passaggio quasi semplice di una giornata come le altre. Io invece capisco quanta strada debba ancora fare, e comprendo che respirare il running, assumerlo a dosi massicce per osmosi, non ti rende runner.

Quindi devo ricominciare da zero, a piccoli passi, puntando solo sulla tenacia e sulla costanza. Devo ragionare come quegli allenatori banali che dicono: “Dobbiamo pensare a una partita alla volta”, oppure “Da qui in poi saranno tutte finali”.
Ecco, io devo pensare a una corsa alla volta, perché da qui in poi ogni uscita è una finale. Aspettando, come sempre, di scriverne uno tutto diverso, di finale. Un finale nel quale non mollo.
Un finale nel quale rimane tanta run e poco collo.

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