Ho assaggiato il gazpacho andaluso, poi sono andato a correre.
Pessima idea. O forse no.
Il gazpacho andaluso è stata un’idea venuta a Diana per un antipasto serale. Cena tra amici, preparazioni dal pomeriggio in modo da scandire meglio i tempi. Leonardo si addormenta?

gazpacho andaluso Sotto con il taglio della verdura. Mi tocca il pane, che con la verdura non c’entra una mazza ma che comunque serve alla ricetta del gazpacho.

Dovete sapere che nel gazpacho ci va anche l’aglio. L’aglio è buonissimo, ma ti fa una fiatella che azzera qualsiasi contatto sociale. Inserito in un contesto di running, l’aglio, come direbbero a Roma, te se ripropone. Infatti lungo i sette chilometri della corsetta nel Parco di Seregno me s’è riproposto. Eppure ho tagliato 30 secondi a chilometro rispetto ai tempi di ieri.

Sono comunque lento in valore assoluto, ma più veloce in valore relativo. E sulla relatività ci hanno ricamato in tanti. Visto che a me la fisica ha sempre fatto schifo, e parte della colpa è da attribuire alla professoressa che avevo al liceo (cagna maledetta, per citare Boris), meglio parlare allora del Parco di Seregno. Il Parco di Seregno è praticamente un quadrato incastonato tra le fabbriche e le abitazioni di Seregno (ma va?). I disegnatori del Parco di Seregno hanno inserito nel Parco di Seregno un percorso di due chilometri e duecento metri, che fanno del Parco di Seregno il Parco dove è ideale correre, quasi come al Parco Centrale di Nuova Amsterdam. Per terra ci sono le frecce che ti indicano il percorso, ma se speri di trovare il tesoro puoi beatamente attaccarti, visto che si tratta di un percorso praticamente circolare (da cui far quadrare il cerchio) che non finisce mai.

Mi sono fatto i miei bei sette chilometri dribblando, nell’ordine (avviso ai lettori: se amate il politically correct, smettete di leggere): trentacinque cani bavosi, quaranta padroni bavosi, otto carrozzine, sei passeggini, altri cani bavosi, bimbi in bicicletta, genitori in bicicletta, padroni bavosi di cani bavosi su bici bavose con il campanello tze tze. Insomma: una macedonia di stronzi. Però al Parco di Seregno puoi respirare quell’aria lumbard che ormai a Milano manca da un pezzo: non trovi, infatti, un incrocio di culture, non sei né a Istanbul né a Samarcanda.

Ehi, sei nell’internazionale e tentacolare Seregno. Qui i vecchietti si scambiano ancora bestemmie in lumbard al cannare di una carta giocata; qui si boccia ancora la boccia dell’avversario, si va a punto e si vince un punt e mes; qui si fanno proclami in lumbard (Silvio è morto, a noi ghe pias el Salvini). Correre è come stare in vetrina davanti a una sfilata della Lega.
Io continuo a run-collare, ma oggi mi sono divertito.
E non ho mollato.

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