Siamo arrivati alla 31, e come se fossimo alla fine del mese bisogna tirare le somme e fare i conti. Avevo iniziato con gusto pensando di poter correre la Stramilano: sbagliato.
FU
Avevo allora virato la preparazione verso la mezza maratona di Jesolo: sbagliato ancora, probabile.

Visto che i mesi passano, i chilometri pure, ma le medie non diminuiscono in via tangibile, tanto vale allora godersi con tranquillità le uscitine che faccio, senza pormi limiti proprio perché conosco bene i miei.
Oggi ho corso a Milano, al parco, per ritrovare le buone sensazioni delle run di Seregno. Ci sono riuscito solo a metà.
Avete presente quei giorni in cui le gambe non girano, e solo con la respirazione non farete mai troppa strada? Ecco, è andata così.
Temo che le ultime due uscite da sette chilometri abbiano messo in qualche modo in difficoltà le articolazioni del ginocchio destro, che nella vita ho distorto tre volte; appena scendo sotto i sei e mezzo, qualcosa mi suggerisce di rallentare perché, sotto il mio peso in diminuzione ma comunque ancora alto, il ginocchio rischirebbe di compromettersi di lì a poco.
Non c’è problema. Basta rallentare, cadenzare respiro e passi, e riprendere in attesa di tempi migliori.
Ricapitolando: non posso andare veloce perché il ginocchio mi darà fastidio fino a quando non avrò perso peso andando piano. Rileggete quest’ultima frase, la capirete meglio.
Il cielo di Milano e parte del suo smog contribuiscono a farmi incazzare, mentre corro: le macchine non hanno cura dei runner, o forse semplicemente sono poco credibile come podista.
Da casa (dei miei) al parco (Teramo, non di Teramo) è un continuo rallentare e zigzagare, accelerare e bloccarsi per cedere al traffico.
In settimana non è così, ma oggi è sabato.
Quando facevo l’università, uscivo più o meno tutte le sere della settimana tranne sabato. Al sabato la mattina non esisteva.
Il sabato era da abolire causa ritardati alla guida di macchine lavate e tirate fuori dal box solo per il fine settimana.
Stamattina ho comprato dei dolci per il compleanno di mia sorella (inizia la primavera, dicunt). Fuori da Verga era tutta una distesa di auto tedesche di grossa cilindrata. Dentro Verga era tutta una distesa di persone brianzole di piccolo calibro, in coda per pagare la brioche, e soprattutto per rompere i coglioni a Leonardo che intanto, più o meno in braccio a me, dormiva.
La gente nei piccoli spazi non sa organizzarsi. Io invece, che sono sempre stato extralarge, ho una cura nel non toccare il prossimo che dovrebbe rendermi automaticamente arruolabile per il prossimo film hollywoodiano su un virus letale.
Io non mi scontro con gli altri, io sto nel mio cilindro invisibile, io mi piego e mi sposto a seconda del passaggio di un cameriere o in fila alla cassa dell’Esselunga.
Molte persone, quelle normali, quelle che sanno di essere normali perché quando i bambini piccoli le vedono distolgono subito lo sguardo perché non hanno un cazzo di speciale, non hanno mai avuto questa necessità. E quindi si scontrano.
E’ come quel coglione che stamattina correva al parco nel senso opposto al mio.
Una volta me lo trovavo in mezzo al sentiero, una volta a sinistra, una volta a destra, e per mostrare la sua convinzione e il fatto che sapesse dove andare, non si spostava mai costringendomi a levarmi.
Se funzionano le maledizioni, quelle tipiche di un uomo di quasi due metri e pesante più di cento chili che prova a tornare a casa senza morire di infarto, a questo punto dovrebbe essere già al pronto soccorso.
Esatto: gli ho augurato la morte, e più passano gli anni più divento intollerante. E mi va bene così.
Si run-colla soltanto quando si esce con le Mizuno Wave Creation e il TomTom Running Cardio.
Ma nel resto della giornata, anche il Milanese Imbruttito è un uomo banale al quale guardare con snobismo.
Io sono più snob. Io sono più arrogante, ma mi piaccio così. E voi che cosa avete da guardare? (citazione F.U.)

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