Ci sono allenamenti che vanno bene, altri che vanno meno bene, altri che non vanno bene affatto.

keep-calm-and-go-vegan-running

Avrei dovuto correre 10 chilometri e più, invece mi sono fermato poco oltre la metà.
Potrei dare la colpa al caldo, che sicuramente ha influito, fatto sta che nel parco oggi solo due giri passati a boccheggiare più che a correre. Infatti anche il ritmo è stato penoso.

Fin dai primi passi, ho sentito che qualcosa non stava (stesse, se preferite che scriva in Italiano) andando per il verso giusto. Non avrei mai pensato di dover dare la colpa alla cucina vegana.
O meglio, a come il mio organismo ha interpretato un pranzo vegano.
Domenica a Sky arriva una collega e mi dice che vorrebbe evitare la mensa. Perché no?, rispondo, Tanto sono già avanti e tre quarti d’ora posso giocarmeli agilmente. Quando la scelta ricade su un ristorante vegano, non faccio una piega.

Ho letto il racconto di Sara su queste pagine e so più o meno cosa mi aspetta. Per non tralasciare del tutto l’amore per il cibo spazzatura, punto su un veggie burger, un hamburger di non so cosa che innaffio con una centrifuga di verdura.
Dentro questo intruglio ci sono il cavolo nero, il finocchio (che detesto) e credo anche una punta di pepe.
Non conoscevo gli ingredienti prima di iniziare a berlo, ma vi lascio immaginare la mia espressione quando ricevo dalla cameriera questo bicchierone colmo di liquido viola. Il gusto del veggie burger non è affatto male, ma lo aggredisco come un panino del Mc Donald’s: con troppa fretta.

Perché poi non regalarsi anche un caffè americano con latte di soia freddo a parte? Giusto provare tutto, una volta che vai, no? Sono uscito, e tutto a posto. Sono le 13.30. Finisco il turno in redazione, e torno verso casa perché devo correre.
Ma prima devo digerire, quindi opto per un’attesa di tre ore che sicuramente, a mio modo di vedere le cose, consentirà al mio organismo di digerire il veggie. Alle 16.30 spaccate mi muovo per il parco. Arrivo, parcheggio, mi controllo nello specchietto, decido di tenere l’occhiale da sole che sono fotofobico, e scendo dall’auto.

Il TomTom Runner Cardio acchiappa il segnale sat, e posso partire. Inizio lentamente perché dovendo correre dieci chilometri non posso bruciarmi del tutto subito. E’ già successo troppe volte, ma oggi vorrei fare le cose con calma. Il fatto è che il ritmo che scelgo diventa insostenibile già dopo due chilometri. Per quale motivo? Perché sto ancora digerendo sto veggie del ciuppa.
E così continuo per i successivi tre chilometri e mezzo. Due passi, un rutto, sommesso per non fare la figura del maleducato. Ma diamine, la prossima volta vado in un fast food e morta lì, penso.
Eppure non riesco a fare niente che non sia boccheggiare; tento anche di allungare, di togliermi un po’ di ruggine dalle ginocchia, ma in cambio ottengo solo un conato che mi spinge a desistere definitivamente.
Chiudo poco oltre i cinque chilometri incazzato nero, dopo la spallata a un imbecille che, pur camminando ed essendo alla fine della sua vita, tiene la traiettoria in curva impedendomi il passaggio. A parte questo scemo di guerra che sarà tornato a casa imbestialito contro i giovani d’oggi (anche se forse non sono più nemmeno da inserire in questa categoria), la cosa che mi più mi spiace è non avere salutato le mie Mizuno Wave Creation 14 come avrei voluto.

Sono infatti appena arrivate le 15, che sostituiranno queste scarpe. Nonostante io abbia corso relativamente poco nella mia vita, penso che per un uomo cambiare le scarpe da running sia come cambiare casa: ti costringe a cercare nuovi equilibri e non sai esattamente se potrai contare su vicini stronzi o su belle persone.
Con la scarpa da running è lo stesso, e non c’è test in negozio che tenga. Non c’è tapis roulant, istruttore con la canotta, coach illuminato che possa essere d’aiuto.
E’ come quando ti regalano una cravatta: nove su dieci ti fa schifo perché non segue i tuoi gusti. La cravatta è soggettiva, smettete di regalarla cazo (da leggere alla Malesani).
Quindi, senza divagare oltre, saluto da schifo alle Wave Creation 14. Che ora sono lì, sul parquet, e mi guardano tristi.
Avrei voluto dedicarvi un’altra ultima corsa, e non ho detto che non lo faccia prima di passare al nuovo che avanza.
Magari però evito il veggie burger.

vegitarianfoods3
Non mi fa nemmeno run-collare sto veggie burger!!!! Se fossi un puffo io odierei il veggie burger…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.