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Run-collo, ma non mollo. 7ª puntata

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Stavolta me la sono presa con calma: mi sono alzato alle nove, ho fatto colazione, ho fatto addormentare Leonardo in braccio mentre Diana era a correre, e poi, quando è tornata lei, sono uscito io.

E’ fondamentale andare a correre riposati, e già il solo non alzarsi alle sei e lavorare nove ore determina un cambiamento tangibile nei risultati. Ho migliorato di trenta secondi la media sui sette chilometri più o meno quotidiani, chiudendo a meno di sette. In questo modo ho scoperto che ci sono traguardi di natura diversa: i primi sono assoluti, del tipo andiamo sulla Luna, andiamo a quel paese, andiamo a fanculo; gli altri sono relativi, e oggi fare sette chilometri in meno di cinquanta minuti è straordinario. Le gambe iniziano con calma a carburare, tanto che riesco ad allungare per due o trecento metri prima di rispegnermi e boccheggiare. Ma non è questo che importa. Quello che importa oggi è che Giussano sa di pulito.

Stavo infatti corricchiando a un chilometro dalla partenza, e nelle narici mi sono a un certo punto entrate quei sapori da pubblicità, quegli aromi delle lavanderie industriali, uno spot di almeno cinquecento metri che mi ha tenuto compagnia. Il lunedì mattina a Giussano è la morte civile: la Brianza lavora, e in giro a correre ci sono soltanto io. Escono due o tre sciure dal Tennis Club, ma niente si muove più di quello. Quando non passano nemmeno le macchine, correre diventa un piacere, perché riesco a sentire il mio respiro, il mio cuore, la mia stanchezza, e tutti i miei pensieri. Quelli di oggi non riguardano me, ma più che altro un me inserito nel tutto.

Non c’è molto di tangibile, quindi diventano pensieri sconclusionati, le solite associazioni mentali tipiche delle teorie dei giochi. Roba noiosa. In realtà so a cosa sto pensando: a un progetto che dovrò presentare entro qualche giorno, e mentre corro, accelero e freno la stanchezza si affaccia qualche volta ma viene subito rimpiazzata dal progetto. Intanto amici hanno corso la maratona di Firenze, Diana correrà con il padre quella di Roma, ma in mezzo ci sono ancora tanti chilometri da fare. Menzione d’onore della giornata va indubbiamente al quindicenne di origine ignota che camminava intorno a me nell’anello del mercato. Altra menzione d’onore va altrettanto indubbiamente alla figa di legno vestita completamente di rosa, che tirava cinquanta metri al massimo prima di fermarsi, ma che ripartiva ogni volta che mi avvicinavo. Non mi nascondo dietro l’anonimato: le ho augurato la morte. Anche perché correva malissimo. Il merchandising e il marketing delle grandi aziende funzionano alla grande, e capisco perché molti puntano sul gentil sesso. Io ero vestito come un profugo delle Guerre Puniche (che poi non è vero un cazzo, dato che ero in uno splendido coordinato verde militare Nike), ma lei aveva roba che non serve. Il superfluo che diventa protagonista, il fronzolo che supera la sostanza, il fumo che subissa la ciccia.

Ho pensato tutto questo mentre lei andava sicuramente a cinque, cinque e dieci, ma per non più di duecento metri. Io andavo a sei e cinquanta, ed ero sempre lì, ad alitare sul collo, a mordere le caviglie, e a fare tanti altri luoghi comuni. Poi è arrivato il sesto chilometro, e l’amico Friz seduto sul marciapiede che mi ha visto passare dodici volte ha deciso di alzarsi, proprio mentre uscivo dalla piazza del mercato. Non prima di essere stato superato da uno in bicicletta, che ha iniziato a girare a tutta manetta nell’anello della piazza del mercato. Figa ma ce la fai? Già faccio ridere io che faccio DODICI GIRI DODICI in un anello di 350 metri, e tu addirittura fai un giro in dieci secondi senza annoiarti? Ma io finirei senza dubbio nel banco del pesce immaginario che tornerà a prendere posto qui venerdì. Cazzo ma applicati, lanciati sulle salite brianzole, sul grande Monte Resegone, teatro di grandi scontri su due ruote. Invece no, nella piazza del mercato a rompermi i coglioni. Ma schiantati. Tu andrai pure in bici. Tu sarai pure illuminato. Io invece Run-collo, ma non mollo. E nell’occasione, ti mando a fanculo (traguardo assoluto mentre io mi relativizzo un piatto di pasta al sugo nel gargarozzo va).

Clicca sul link per leggere tutte le puntate precedenti: Run-collo

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