Run4Food ha visitato la sede tedesca di adidas ad Herzogenaurach…
ed e’ stata una gradevole sorpresa.

“Qui bisogna garantire una copertura di almeno 39 ore settimanali, ma non bisogna strisciare badge all’entrata o all’uscita. E’ un rapporto basato sulla fiducia reciproca”.
A parlare è un designer di adidas, che abbiamo incontrato alla sede tedesca di Herzogenaurach.
Scrivi Germania e pensi volente o nolente al motore dell’Europa, a chi tiene allacciato tutto il Vecchio Continente a un’idea di unione, a un Paese che molti vedono “fatto solo per lavorare”.
In realtà nell’headquarter di adidas, che sorge a una manciata di chilometri dalla bella Norimberga, viene lasciato lo spazio per fare anche molto altro. E’ vero: costruire in mezzo alla campagna è facile, tanto che non avendo vincoli o ambienti contenuti anche la mente di chi sceglie può farsi guidare per dare ai dipendenti un ufficio a misura d’uomo.
Dopo aver attraversato un paio di boschi, un ponte, alcuni chilometri di autostrada, pensavamo di trovarci di fronte a un palazzo grigio, fatto di segreti top secret per lanci da svelare solo all’ultimo, pochi sorrisi e facce di pietra da mostrare al primo avventore.
Ci sbagliavamo.
Per capirlo è bastato compiere qualche passo nella hall di adidas, dove ci aspettavano sei finte corsie di una pista di atletica e una reception particolarmente efficiente. Ritirati i pass di ingresso visitatori, siamo entrati nell’ampio giardino che collega i vari edifici interni.
I primi, quelli in pietra, più datati, ospitavano i dipendenti fino a parecchi anni fa, a partire dall’anno della fondazione; il più nuovo, invece, accoglie 1200 uomini e donne adidas, o meglio, ragazzi, vista la bassa età media.
In mezzo? Tanto da raccontare, a partire dalla mensa, aperta dalle 11.30 alle 14.00, dove lo Chef è lo stesso della Nazionale tedesca di calcio, e dove si premia la pluralità di gusti ed etnie: si va dai menù tradizionali a quelli vegani, dalla pizza all’etnico. La qualità è massima, e i prezzi abbordabili, come quelli di una qualsiasi mensa aziendale italiana. Solo che intorno non c’è la tristezza di un ufficio, ma un vero e proprio campus dove si rincorrono un campo da basket, uno da tennis, uno da calcio, uno da beach volley… Chi li usa?
I dipendenti, ai quali non viene chiesto di passare un badge in entrata o in uscita, ma con i quali viene costruito un rapporto basato sulla fiducia reciproca. Devi fare un lavoro? Puoi, limitatamente alle scadenze e alle esigenze del team, operare nel modo più congeniale. In casi estremi, puoi pure arrivare alle 6.00 del mattino ed essere libero alle 14.00, come un vero turnista. E le ore di presenza le segni direttamente tu, ed eventuali straordinari diventano ROL e, ogni 8 ore, un giorno di ferie che si aggiunge a quelli già previsti dal contratto.
Quindi, nei tempi liberi, tutti a giocare a beach volley.
Tutti, per modo di dire, perché questo è soprattutto un luogo di lavoro. Ce lo dice la grande costruzione bassa e nera (lo ammetto, mi è venuta in mente la Morte Nera di Guerre Stellari) che ospita presentazioni e workshop, e dove sono replicati i vari stili dei punti vendita in simulazioni destinate ai raduni dei buyer di tutto il mondo. In più, qui viene ospitata anche la Walk of Fame, una passeggiata che fissa i momenti mitici di adidas, come la prima medaglia vinta alle Olimpiadi, fino al pallone usato dalla Germania Campione del Mondo ai recenti Mondiali brasiliani.
C’è spazio anche per gli altri sport, come il tennis (con Steffie Graf), o le grandi collaborazioni con RUN DMC o Stan Smith. Il domani è ancora tutto da scrivere, e per farlo ci spostiamo dalla Walk of Fame all’edificio che ospita 1200 dipendenti, divisi nelle sezioni Football, Training, Running, ecc. Ogni dipartimento occupa una diversa ala dello stabile che, visto nella giusta prospettiva, dà l’idea di lacci che si intrecciano. A testimoniarlo sono i collegamenti tra un piano e l’altro di questa cattedrale, tutta fatta di vetro e abbagliante anche se fuori il sole non c’è.
Il Natale si avvicina, e si sente anche qui: dei rimasti non ancora partiti per le ferie, molti stanno impacchettando scatole… non per fare i regali, ma perché è in atto una grande riorganizzazione degli spazi di lavoro che coinvolgerà praticamente tutti nello stabile. Far girare più di mille persone non è cosa semplice, ma per ottimizzare il lavoro si fa questo e altro, come riportano gli standard di Adolf Dassler (Adi per gli amici, da cui adidas), immortalati all’entrata del palazzone.
Qui viene dato spazio alla mente affinché crei prodotti in grado di dare battaglia in un ambiente ultracompetitivo, e se per caso servissero dei sample dall’oggi al domani, ecco a disposizione ai piani più bassi squadre di sarte pronte a cucire e sfruttare i vari materiali a disposizione. L’impressione è che non ci siano limiti, e che tutto sia possibile in un ambiente come questo.
Nel nostro Paese è raro vedere realtà tanto grandi e strutturate adottare un principio di ufficio a misura d’uomo.
Sembra un campus universitario, ma da qui escono modelli, samples, colori per tutte le stagioni ed esigenze. E se non vi bastasse, ci sono anche una palestra (15 euro al mese per i dipendenti, con corsi stagionali vari) e un asilo nido. Ne volete ancora?
Potete sempre bussare all’outlet che si trova a pochi passi da qui: il piano terra è aperto a tutti, il primo è riservato ai dipendenti che a giusti prezzi di favore possono acquistare senza raggiungere Norimberga i capi della nuova stagione.
Vi piace l’organizzazione Adidas di Herzogenaurach?
Non vi rimane che mandare un curriculum… e incrociare le dita. 😉

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