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Trail del Cinghiale: un’avventura di 86 km con 5000 D+

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Giovanni è un giovanissimo 38enne che ha iniziato prestissimo a correre e non si è più fermato. 25 anni di esperienza nella corsa agonistica lo hanno portato ad occuparsi unicamente di trail.

Run4Food gli ha chiesto di raccontarci la sua ultima avventura al Trail del Cinghiale.

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Da un paio d’anni dopo aver fatto tutta la trafila delle distanze: Campestri, 400, 800, mezze maratone, maratone mi sono dato al trail!
Disciplina bellissima perché unisce il mio piacere per la corsa all’altra mia grande passione: La montagna.
Ho iniziato con un trail da 36 km con 3000 D+ poi in un anno sono arrivato a correre delle gare ultratrail.
A giugno 2015 il mio esordio nella prima ultra: Lavaredo Ultra Trail, 119 km con 5850 D+ in 19 ore e 30.

Oggi però sono qui per raccontarvi la mia esperienza al Trail del Cinghiale da 86 km con 5000 D+

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Dopo essermi ritirato alla CCC (Courmayeour-Champex-Chamonix, 101 km, 6000 D+) a causa di un errata alimentazione, l’attenzione per la preparazione si è fatta ancora più maniacale e scrupolosa.
Quindi ho cercato di ottimizzare al meglio il peso dell’attrezzatura e la qualità del cibo/integratori che mi porto durante la corsa. I ristori sono sempre molto ricchi ma se un cibo o una marca di integratori proprio non ti piace o non lo digerisci, ahimè, diventa difficile concludere un’ultratrail.

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Finalmente ci siamo, ricontrollato tutto il materiale, venerdi 27 novembre si parte in auto direzione Casola Valsenio, con la mia fan preferita, mia moglie Simona (mancano le figlie ma questa volta era logisticamente impossibile).

Arrivati in zona cerchiamo l’agriturismo che abbiamo prenotato con largo anticipo e via a ritirare il pacco gara e rientro per una cena… senza vino.

Sveglia ore 04.00, colazione, ed eccoci puntuali alle 05.30 alla registrazione del chip, pronti per la partenza delle 06.00. La temperatura è come previsto piuttosto fredda, siamo attorno allo zero.

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Con un caloroso applauso e con i fuochi d’artificio si parte tutti insieme, sia quelli che corrono il corto (47 km) sia il medio (60 km) sia quelli che faranno il lungo (86 km); l’atmosfera è molto suggestiva ma il fiatone arriva subito. Si fatica a prendere il proprio ritmo per via del sentiero stretto e per il fatto che siamo in tanti, ma l’importante per noi, che vogliamo fare il lungo, è non partire troppo forte. Un errore che sarebbe difficile da recuperare.

Una volta che il gruppo si allunga e si “rompe il fiato” riesco a godermi il percorso. Il nome “Trail del Cinghiale” è assolutamente calzante: si corre in un bosco appena illuminato dalle luci frontali e dopo una mezz’oretta la luce dell’alba spunta prendendo il posto della luna. Quasi quasi vien voglia di fermarsi a fare due foto, ma lo spirito agonistico me lo vieta e quindi memorizzo tutto.

Finalmente siamo al primo ristoro, attorno al 22 km, va tutto bene e siamo ancora tutti belli carichi di energia e entusiasmo.
Si passa al 33 km, altro ristoro e le signore oltre a preparare i vassoi carichi di cibo ci strappano sorrisi con le loro battute. Momenti importantissimi per il nostro morale.

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Via via che i km passano la fatica si fa sentire ed è lì che comincia a venire fuori la voglia, il desiderio, i motivi che ti fanno andare avanti quando scegli di affrontare una gara come questa. I primi sono fortissimi, loro fanno quasi un altro sport, noi del gruppo dobbiamo cominciare a spingere più che con le gambe con la testa.

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Arrivo al 56 km. La fatica è arrivata e sembra voler prendere il posto del divertimento.
Sembra assurdo, ma invece è proprio qui che il divertimento arriva all’apice!
Mia moglie mi supporta facendosi trovare nei punti ristoro e mi fa rilassare e condivide la mia “paura” di non farcela. Nei successivi 20 minuti la tentazione di fermarmi e tornare indietro è tantissima, ma pensando a mia moglie che sopporta i miei allenamenti, le mie diete e oggi si è svegliata alle 4.00 per me, decido che non posso mollare proprio adesso.

In questo momento di ansia oltre alla forza mentale devo fidarmi dei materiali scelti che mi sto portando dietro. Il freddo, il buio, la fame hanno dato fondo alle mie riserve energetiche naturali.
I crampi li supero grazie all’ultimo acquisto: una borraccia soft (posizionata nello spallaccio dello zaino riempita con i sali minerali) in aggiunta al camel bak.

Arrivo al ristoro dei meno 16 km dal traguardo decisamente stanco ma la vista di Simona mi fa proseguire. A meno 8 km ci arrivo stremato ed è l’ultimo ristoro prima dell’arrivo.
Continuo a correre pensando solamente al desiderio di passare sotto lo striscione dell’arrivo con mia moglie.
Durante l’ultima salita mi capita una cosa strana, forse colpa del buio pesto, ma cercando di rilassarmi e non pensare alla fatica mi rilasso cosi tanto che quasi quasi mi addormento correndo. Per fortuna incrocio un “compagno” di gara che tra una battuta e l’altra mi fa superare il momento. Ancora mezz’ora e intravvedo le luci dell’arrivo. Ultima discesa e ci siamo.

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Taglio il traguardo suonando la campana insieme a Simona!
Non c’è niente di più bello…

Subito dopo viene fuori tutta la fatica e i dolori post gara, ma il piacere di essere arrivato in fondo è incredibile!

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Risultato finale: 14 ore e 5 minuti – 34 posto su 113 partenti

Trail del Cinghiale





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1 COMMENT

  1. Ciao, mi fa piacere sapere che lo scambio di battute negli ultimi km ti abbia dato la carica……..a volte si è più felici nell’ essere stati utili a qualcuno che nel terminare una gara.
    La prossima potrei essere io ad aver bisogno!
    Giancarlo

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