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Ultra Trail del Mugello 2015: Il racconto di Raffaella Dotti

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ULTRA TRAIL del MUGELLO

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Le iscrizioni 2016 si sono aperte ed ero curioso di sapere
come è andata l’edizione 2015.
L’ho chiesto ad una amica di RUN4FOOD.

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Raffaella Dotti


Milano, Aprile 2015

Sveglia ore 5.30. Finisco di preparare lo zaino.
Fuori inizia a piovigginare.

Faccio finta di nulla e mi avvio alla macchina sperando che a qualche chilometro di distanza stia brillando il sole.
All’uscita dell’autostrada di Barberino mi accorgo che il sole non c’è e anzi la pioggerellina è diventata pioggia e il cielo è così bianco da non lasciare alcuna speranza.
Comincio a salire verso il Passo del Giogo e si aggiunge la nebbia.
Sorrido.  Scatto due foto.
Forse ancora non mi rendo conto di cosa mi aspetta.

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Badia di Moscheta è lì nella valle, la stessa che dopo qualche ora dovrò fare in su e in giù per ben ventiquattro chilometri.

Pettorale preso.
Verifica materiali di sopravvivenza passata. Si parte.

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Salita. La prima di tante.
Riesco a rimanere nel gruppo e soprattutto cerco di correre nonostante la pendenza ed il fango pronto a farti scivolare.
Dopo circa sei chilometri la salita fa una tregua e si arriva sul crinale del Monte Acuto. Il paesaggio incredibile che avevo visto l’anno prima ora è solo una nebbia densa e fredda.

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Ora si scende. Se in salita ero riuscita a rimanere in gruppo durante la discesa mi ritrovo completamente sola.

Ecco cosa vuol dire vivere e allenarsi nella pianura padana!

Primo ristoro. Mi fermo solo per mettermi un antivento e bere un po’ di coca cola. Pessima idea numero uno.
Mai bere qualcosa di gassato in gara.

Riparto ed è di nuovo discesa. Raggiungo un gruppetto di persone e corro con loro per un bel po’ di chilometri.
Al nono chilometro infilo un piede completamente nel fango e penso tra me e me che non siamo neanche a metà della gara. Non mi rendo conto che dopo poco devo guadare un fiume e quindi infilare entrambi i piedi nell’acqua gelida.

Alla fine non è poi così male. E al terzo torrente lungo il percorso l’acqua diventa quasi un sollievo.

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Secondo ristoro. meraviglioso. Al posto di bere o prendere solo un frutto però mangio per golosità una fetta di pane condito. Pessima idea numero due.
Non credo di averla mai digerita.

La stanchezza comincia a farsi sentire. E la salita ancora di più. Scivolo su di una roccia bagnata, ma mi riprendo all’ultimo.
Continuo. Cerco di calcolare il mio passo pensando all’anno precedente. Ma mentre corro non riesco a fare paragoni.
Mi supera qualcuno della 60K, forse uno dei primi e scompare nel bosco. Ma come fanno?
Continuo a correre nella nebbia e penso che prima o poi ce la farò anche io a fare così tanti chilometri.

La difficoltà del fango, della salita, delle radici in superficie mi dà ancora più carica.
Ormai è una sfida tra me e il mondo. O tra me e me.

Continuo a correre. Di nuovo discesa. Forse la più difficile e la più lunga e anche lì mi superano delle ragazze straniere.
Eppure non mi sembra di andare così piano.
Mi avvicino ad un ragazzo che diventerà il mio compagno di gara per un bel po’ di chilometri.
Camminiamo, corriamo. Corriamo, camminiamo fino a che non ci troviamo davanti a quella che dovrebbe essere la nostra ultima difficoltà:
La Valle dell’Inferno.

Sono solo tre o quattro chilometri, ma sembrano interminabili. E lo strapiombo è li che ci guarda aspettando un passo falso.

Il pensiero di aver fatto già venti chilometri mi fa dimenticare che soffro di vertigini. Per fortuna.

Guardo il GPS. Comincio a rendermi conto che rispetto all’anno precedente ho migliorato di quasi quaranta minuti e questo mi dà ancora più forza per finire.
Lungo il sentiero dopo la Valle dell’Inferno c’è qualcuno che ci incita.
Manca poco.

Comincio a correre come se la gara fosse appena iniziata.

Taglio il traguardo.
Mi prendo la mia maglietta da finisher (e la birra).
Ce l’ho fatta!

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Il video ufficiale rafforza l’impresa di Raffaella. Bella e brava!

PER INFO SUL SITO WEB: ULTRA TRAIL MUGELLO

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